Latomie del Paradiso

 Latomia del Paradiso
La latomia deriva dal latino lātomĭae che a sua volta deriva dal greco latomíai composto da lâs, pietra, e tomíai da témnein, tagliare. Nell’antichità greco-romana erano cave di pietra o di marmo usate per incarcerare schiavi, prigionieri di guerra o delinquenti in genere. Oggi il termine può significare carcere.
I blocchi di pietra da costruzione estratti dalle molteplici latomie sparse a Siracusa e nei dintorni venivano estratti seguendo una tecnica consolidata. Essendo la roccia abbastanza resistente venivano eseguiti dei buchi di trapano o con scalpello ai bordi della pietra da estrarre. A quel punto venivano inseriti dei pezzi di legno come dei cunei.
I cunei a loro volta venivano bagnati e l’espansione del legno in più punti determinava la rottura della pietra e quindi l’estraibilità. Una volta estratta la pietra grezza veniva utilizzata dagli scalpellini per determinare la forma definitiva.
Siracusa conta moltissime latomie di varie dimensioni. Da quelle dell’area archeologica sino alle molteplici sparse all’interno della città. Vi sono poi molte latomie minori, la maggior parte delle quali a ridosso delle mura dionigiane. Altre latomie sono riscontrabili nella zona del Plemmirio e persino all’interno di Vendicari, con probabile utilizzo da parte dei cittadini di Eloro.
Antico e vastissimo gruppo di cave, con altezze che variano dai 25 ai 47 m,
La latomia del paradiso fu in origine una immensa cava di pietra per lo più coperta e sotterranea. La latomia del Paradiso, posta ai piedi del teatro greco, sagomata da alte e nude pareti quasi verticali e caratterizzata da bizzarre architetture pietrose, è sicuramente la più celebre di Siracusa. Al suo interno si dipana una lussureggiante vegetazione di cedri, arance, capperi, palme e fichi d’India.

 

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